
PROGRAMMA DEL CONVEGNO
Saluti istituzionali
Tiziana Virgili – Presidente della Provincia di Rovigo
Guglielmo Brusco – Vicepresidente della Provincia e Assessore al Lavoro
Anna Maria Barbierato – Consigliera di Parità della Provincia di Rovigo
Relatori
Lucia Basso – Consigliera di Parità regionale del Veneto
Conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro: a che punto siamo?
Cordialina Coppola – Dipartimento Politiche per la Famiglia
Come accedere ai finanziamenti 'Art. 9, L 53/00'
Simona Maiocchi – Società di consulenza Variazioni srl (Mantova)
Un'esperienza pilota di buone prassi territoriali
Loredana Rosato – Direzione Provinciale del Lavoro di Rovigo
L'attività di verifica dei servizi ispettivi
Cgil, Cisl e Uil Rovigo – Rappresentanti del tavolo sindacale
Il ruolo delle parti sociali
Dibattito e conclusioni
Modera
Anna Maria Barbierato – Consigliera di Parità della Provincia di Rovigo
Lavoro, famiglia, figli. Se è vero che le donne sono, in un certo senso, specializzate nel fare più cose contemporaneamente, far fronte agli impegni della vita privata e di quella professionale sta diventando sempre più difficile per loro. La conciliazione è l'obiettivo da raggiungere e, quest'anno, uno strumento lo dà il Dipartimento delle Politiche per la famiglia, finanziando con un bando da 15 milioni di euro i progetti delle aziende volti proprio a raggiungere questo obiettivo, presentando progetti in base alla legge 53 dell'8 marzo 2000, “Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città”, articolo 9.
Per informare tutte le realtà lavorative del territorio, le associazioni di categoria, gli studi di consulenza e i cittadini, la Consigliera di Parità provinciale di Rovigo, Anna Maria Barbierato, ha organizzato un convegno, che si è svolto il 27 settembre scorso nella sala consigliare di palazzo Celio, dal titolo “Vita e lavoro: obiettivo conciliazione”. Perchè si tratta di un'opportunità da cogliere, finanziamenti a fondo perduto per sperimentare nuovi tipi di organizzazione del lavoro che presuppongono un salto culturale. Davvero, un'opportunità da non perdere. “Il problema della conciliazione riguarda almeno 41.000 donne in Polesine – ha esordito Barbierato, citando gli ultimi dati Istat – alle quali si aggiungono altre 2.000 disoccupate in cerca di lavoro. In sostanza _ ha chiarito la consigliera di parità provinciale, spiegando il senso dell'incontro informativo – abbiamo dei fondi a disposizione per sperimentare nuovi modelli di organizzazione del lavoro più vicini alle famiglie, cerchiamo di non sprecarli”.
Particolarmente significativa è stata la presenza di Cordialina Coppola, funzionaria del Dipartimento delle Politiche per la famiglia, che nel suo intervento ha spiegato quanto sia redditizio per un'azienda puntare sulla conciliazione: “Per ogni euro investito in questo senso l'impresa ne ottiene 16 di ritorno”, ha spiegato Coppola, richiamando i dati di uno studio europeo basato sull'esperienza pilota della Xerox. L'azienda inglese, leader mondiale nella gestione dei processi aziendali e della documentazione, comunemente conosciuta per la produzione di attrezzature da ufficio, mettendo in campo un progetto sperimentale tra il 1997 e il 2004 è riuscita a risparmiare un milione di sterline in sette anni. “Come ha fatto? - ha chiarito la funzionaria ministeriale – ha risparmiato sulle assenze per malattia, che sono diminuite, come il turn over e i costi legali, perchè in un ambiente dove l'organizzazione del lavoro funziona si sta meglio e la qualità incide molto sui costi legati al personale”.
Ma nel nostro Paese incide anche un modello culturale diverso. “Tra i nostri record negativi abbiamo uno dei maggiori squilibri nel tempo dedicato al lavoro domestico tra uomini e donne: 3 ore e 53 minuti al giorno per le donne e 1 ora e 10 minuti per gli uomini, considerando sola la popolazione occupata – ha esemplificato Nicoletta Biancardi, rappresentante del tavolo sindacale istituito dalla consigliera di Rovigo – Se a questo si aggiunge la carenza di servizi per l’infanzia e per gli anziani, si può dedurre che la 'seconda giornata lavorativa', cioè le faccende domestiche, l’educazione dei figli e la cura di parenti anziani ricade quasi totalmente sulla donna. Consideriamo anche che per le donne precarie la conciliazione sembra una chimera – ha precisato la sindacalista – come fai a programmare il tempo a disposizione se non hai la certezza di quanto il lavoro ti terrà occupata? Il paradosso è che la conciliazione paga e analizzando misure messe in atto da aziende pubbliche e private che hanno attivato iniziative specifiche si constatato vantaggi tangibili”.
In seguito alle modifiche, ora l'articolo 9 della legge 53 prevede tre tipi di azioni, per quanto riguarda le lavoratrici (ma anche i lavoratori) dipendenti più una per gli autonomi. Per i dipendenti, possono essere finanziati i progetti che prevedono, in primo luogo, interventi di flessibilità oraria (come, ad esempio, orario part time reversibile, telelavoro, orari flessibili in entrata e in uscita, lavoro a isole e sistemi di banca delle ore, soprattutto per lavoratori stranieri ed extracomunitari). In secondo luogo, interventi che favoriscano il rientro al lavoro dopo un congedo di almeno 60 giorni, come un piano di formazione da attuare al momento del rientro, un periodo di tutoraggio o di coaching, oppure la predisposizione di una newsletter periodica da inviare alla lavoratrice in congedo per fare in modo che sia sempre informata di quello che succede al lavoro e sia più facile per lei riprendere al rientro.
Per capire l'importanza della diffusione di una cultura del lavoro più vicina ai lavoratori e, soprattutto, alle donne, basta riflettere un attimo sui dati snocciolati dalla consigliera di parità della Regione del Veneto. “La strategia di Lisbona fissava per il 2010 l'obiettivo del 60% per l'occupazione femminile – ha dichiarato Lucia Basso – in Veneto ci siamo andati vicino tra il 2007 e il 2008, con il 57%, dato che però l'anno scorso è crollato al 53% e, purtroppo, va sempre peggio”. E questo è vero soprattutto dal punto di vista della qualità del lavoro: “I contratti a tempo indeterminato non esistono quasi più – ha proseguito Basso – E volete sapere quali sono i nuovi lavori delle donne venete? Quelli intermittenti, 'a chiamata', in cui le donne superano di gran lunga gli uomini, oppure quelli saltuari pagati con voucher, buoni lavoro, ma non si tratta di rapporti di lavoro veri e propri. In tutta la regione aumentano le colf e le badanti, mentre l'identità integrata che le donne si sono costruite in anni sta andando in frantumi – ha voluto sottolineare la consigliera del Veneto – così come la famiglia: ormai il 50% dei neonati sono di persone non conviventi, il che significa che non c'è una famiglia in evoluzione, senza contare che, dall'inizio della crisi, il 6% in più delle famiglie è monoparentale e, secondo l'ultimo rapporto della Caritas, la povertà è in caduta libera”. Contro questi dati allarmanti, in sostanza, il messaggio delle istituzioni è quello di far fronte comune e, invece di chiudere le porte del mondo del lavoro alle donne e a quelle persone che devono occuparsi anche di persone anziane e disabili, ripensare l'organizzazione del lavoro stesso.
E i finanziamenti dei progetti che si rifanno all'articolo 9 della legge 53 del 2000 sono uno strumento per sperimentare. In Veneto l'hanno già fatto con successo l'Ulss di Verona e Legnago e la Luxottica di Belluno, ad esempio, o l'Ulss 19 di Adria, con la previsione di contratti part time reversibili al rientro dalla maternità, ma anche convincere le aziende a buttarsi non è facile e ne sa qualcosa Simona Maiocchi di Variazioni, società di consulenza mantovana nata dall'impegno di quattro donne (che in pochi anni sono diventate 12) e cresciuta fino a creare un 'modello Mantova' nel settore della conciliazione. “I problemi da affrontare sono diversi – ha spiegato Maiocchi al convegno – di tipo culturale, perchè c'è uno sbarramento all'entrata da parte delle aziende, di tipo temporale, perchè la compilazione del bando è difficile e i fondi sono stati bloccati per due anni, 2008 e 2009, e perchè non c'è mai la certezza sui fondi futuri ma, nonostante questo, in cinque anni siamo riusciti a far decollare questi progetti partendo da un tavolo di lavoro, voluto dalla Provincia di Mantova”.
Quello che serve, insomma, è un gruppo, che a Mantova è formato da da tre soggetti principali: Istituzione (Provincia), task force (uffici provinciali e consigliera di parità) e tecnici (il braccio operativo delle aziende), più una serie di partner, associazioni di categoria, cittadini, sindacati e altri enti pubblici. “Nel 2007 abbiamo siglato un accordo quadro – ha riassunto Maiocchi – tra il 2007 e il 2009 abbiamo realizzato 26 progetti e nel 2009 abbiamo creato uno sportello per le imprese alla Camera di commercio”. Un percorso invidiabile e un modello da seguire, che la consigliera di parità ha tutta l'intenzione di sviluppare, con il supporto della presidente, Tiziana Virgili, e del vicepresidente, Guglielmo Brusco, della Provincia, entrambi presenti al convegno e interessati a mettere in campo l'ennesimo strumento di supporto al lavoro.
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